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SE DOMANI

coreografia Elisa Sbaragli
danza Lorenzo De Simone, Alice Raffaelli
dramaturg Eliana Rotella
suono Edoardo Sansonne
voce Elena Griggio
luci Fabio Brusadin
costumi Chiara Corradini
direzione creativa Marco Burchini
produzione TIR Danza
coproduzione ArtGarage

con il sostegno di Citofonare PimOff, HOME Centro Creazione Coreografica 2023 / Perugia progetto residenze di Dance Gallery, Scintille - Festival delle Arti Performative, Sosta Palmizi, Cross Project, Anghiari Dance Hub, Teatro della Contraddizione, Fondazione Armunia | Festival Inequilibrio, South East Dance (UK), D.ID Dance Identity | Choreographic Centre Burgenland (AU)

con il contributo di IIC di Londra, IIC di Vienna
selezionato da NID Platform 2025 - Programmazione, NID Platform 2024 - Open Studios

menzione Aerowaves 2026
vincitore Premio Danza&Danza 2025 - Produzione italiana/Autore emergente

Durata: 40 minuti

Anno di produzione: 2023/2025

Spettacolo adatto per spazi teatrali e non convenzionali

STAMPA

Disinnescare automatismi. Il desiderio di esplorare la crisi in

Se domani

di Sara Raia Theatron duepuntozero 2.0, aprile 2026

Elisa Sbaragli e Lucia Guarino, due modi di attraversare la soglia a Danae 25

di Samuel Zucchiati ​- Krapp’s Last Post, novembre 2025

SE DOMANI (di Elisa Sbaragli)

di Stefano Tomassini ​- Teatro&Critica, luglio 2025


Umbria Danza Festival 2025: il corpo come paesaggio,

la relazione come linguaggio

di Renzo Francabandera ​- PAC - paneacquaculture, luglio 2025

Umbria Danza Festival, palestra del possibile

di Michele Pascarella ​- Gagarin Magazine, luglio 2025

Noi, intesi come entità umane singole, come ci poniamo di fronte alla crisi?


In Se domani la parola crisi viene risemantizzata nel suo originario significato di scelta, di possibilità per ritrovare l’Altro, per rinnovarsi, essere vivi e non considerarsi immortali, stando in correlazione con ciò che è esterno a noi ed essere attraversati dalla realtà.

 

Sembra che l’essere umano abbia bisogno di trovarsi in uno stato di emergenza per agire e che riesca a contemplare l’esistenza del cambiamento solo quando è inevitabile. Fino ad allora l’unica opzione è sopravvivere come si può, ignorando, dimenticando, procedendo in un tragitto che ha come unico centro d’interesse il proprio ego, in una cecità, più o meno consapevole dell’Altro che mi sta attorno.

 

In scena due corpi, che segnano il confine di uno spazio liminale, un corridoio che avanza in perenne confronto con lo sguardo di chi osserva. Una traiettoria ripetitiva che basa il suo “andare avanti” sulla performatività del mostrarsi, del farsi guardare, obbligando il corpo a esporsi sempre di più, fino a superare il limite fisico dell’umano. In questa bulimia dell’immagine, in questo culto dell’individualismo, lo sguardo dei performer si annienta, sprofondando in una cecità corporea ed esistenziale. Sarà necessaria una ricollocazione dello sguardo e di se stessi, del significato del proprio corpo e dello spazio che si occupa per potersi ricongiungere con la dimensione umana e

collettiva dell’accogliersi, del muoversi insieme nel mondo.

I due performer, rappresentanti di una collettività rinchiusa in una monade di schemi, muri e protezioni, incontrano l’alterità e dunque sé stessi fino a toccarsi, attraversando insieme una crisi condivisa.

 

Il suono accompagna la disgregazione e il ricollocamento dei corpi e nel suo incedere ritmi- co e incessante si trasforma in canto.

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Premio Danza&Danza 2025 - Produzione italiana/Autore emergente

“É un tabù del nostro tempo il contatto fisica. Una “malattia” l’incomunicabilità dei corpi in carne ed ossa, In compenso, si brilla di solipsismo e di culto dell'apparire. Attirare su di sé gli sguardi altrui preso ad assioma. Temi che il bel lavoro di Elisa Saragli, Se domani, sviscera in una danza inizialmente sviluppata su linee rette parallele e poi di contatto pregna di significati, di gesti eloquenti e ricercati, incorporati meravigliosamente dai due interpreti scelti per il progetto: Alice Raffaelli e Lorenzo De Simone. 

Segnalato in queste pagine quando ancora, in forma à studio, fu presentato a NID 2024, Se Domani, oggi nella sua forma compiuta e matura, ha catturato il pubblico di Danae Festival con il suo nitore, presentato a Milano per altro in un assetto scenico essenziale, senza disegno luci, davanti a una vetrata con il pubblico avvicinato alle Cisterne della Fabbrica del Vapore.

Con una camminata decisa dal fondo verso il pubblico avanza Alice, a testa alta, poi indietreggia mentre tocca a Lorenzo portare su di sé gli sguardi su una linea dritta parallela alla sua. I due binari saranno le loro traiettorie per la prima parte del brano: avanzano e si ritraggono sempre con determinazione, gesticolando, facendo smorfie, lanciando sguardi penetranti verso il pubblico, ma mai tra loro. Le braccia proiettate nello spazio e i piegamenti del torso in avanti e in profondi cambrés dimostrano tutto l'investimento e lo sforzo per attirare l'attenzione: iper-etesi o ripiegati su se stessi cercano il proprio posto sulla scena del mondo.

Almeno fino a quando forze esterne non richiedono deviazioni alle loro linee così saldamente tracciare. Le rette parallele diventano percorsi circolari e il raggio di un simbolico cerchio mentre l'ambiente sonoro (di Edoardo Sansonne) perde il ritmo per placarsi in una forma melodica-meditativa. I due performer tentano di afferrare qualcosa dell'altro, si studiano e si annusano come fiere feroci, fino al momento in cui, riconoscendosi cedono all'intreccio.

E allora si sostengono vicendevolmente, si avvitano a terra su una voce femminile roca (di Elena Griggio), capendo finalmente quanto sia importante superare il culto di sé e l'indifferenza, proiettando il proprio sguardo su qualcuno scelto per affinità, sentimento, voglia di condivisione. Un brano magnetico, per coreografia e bravura degli interpreti."

 

Maria Luisa Buzzi

Riportare lo sguardo dentro

Danza&Danza Magazine, dicembre 2025​​​

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